Cosa dice la legge italiana sul CBD?

Prima di entrare nel dettaglio della questione, che è abbastanza intricata, vogliamo darti subito una risposta netta e chiara: sì, il CBD è del tutto legale in Italia. Il cannabidiolo è una sostanza cannabinoide che, di per sé, non è vietata da alcuna legge, e che può essere messa normalmente in commercio. Questo significa che non avrai alcun problema legale se assumi il CBD. È però importante fare alcune distinzioni e vari chiarimenti. Saperne di più su quest’argomento è essenziale per poter scegliere bene i prodotti che si acquistano. Diamo quindi uno sguardo più dettagliato a cos’è in effetti il CBD e all’evoluzione legislativa relativa ad esso.

Una storia complicata

La legalità del cannabidiolo è un argomento che, nel tempo, è andato di pari passo con le scoperte su questa molecola una volta poco nota. Il CBD, o cannabidiolo, è infatti uno dei composti cannabinoidi che si trovano nella pianta di cannabis. Tra gli altri composti troviamo anche il THC, il cui nome completo è delta-9-tetraidrocannabinolo. Si tratta della sostanza responsabile per gli effetti psicotropi dell’uso di cannabis. Questo cannabinoide è il motivo principale per cui la cannabis, nel tempo, è stata ritenuta una droga. Tra le due varietà di cannabis, il THC è più prevalente nella marijuana, mentre lo è molto di meno nella canapa; per il CBD invece vale il contrario.

Non andremo nel dettaglio dell’uso medico della cannabis, che è ormai permesso per specifici malattie gravi come dei tipi di epilessia resistente al trattamento e per nausea e vomito correlati alla chemioterapia.  Per gli altri usi, il punto di riferimento fino a poco fa era la Legge 242 del 2 dicembre 2016, che rendeva permissibile la produzione e la commercializzazione di prodotti a base della cosiddetta “cannabis light“, ovvero a base di cannabis con basse concentrazioni di THC. Da quel momento in poi si è diffusa in modo vertiginoso in Italia.

Un grosso cambiamento è avvenuto nel 2019, a maggio, con una sentenza della Corte di Cassazione che ha a tutti gli effetti proibito la commercializzazione della cannabis light. La frase chiave da ricercare nella sentenza è questa: “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di ogni efficacia drogante“. L’efficacia drogante è un concetto vago, ma la legge precedente stabilisce un limite preciso alla presenza di THC: 0,2%, con un margine di errore fino allo 0,6% al di sotto del quale non si va incontro ad alcuna conseguenza penale.

Insomma, in Italia la legge dice che il THC è vietato eccetto in concentrazioni minime, mentre il CBD non lo è. Essendo però estratti a partire dalla stessa pianta, i prodotti che contengono una sostanza spesso contengono anche l’altra.

Cosa non puoi far a meno di sapere

In base a quanto detto finora, un punto è fondamentale: il CBD non è vietato di per sé, ma dato che è contenuto nella cannabis, una pianta che contiene anche THC, i prodotti che contengono il CBD potrebbero contenere anche il THC, che è una sostanza vietata. La legalità del prodotto che assumi, dunque, non dipende affatto dal cannabidiolo, ma dalla presenza o meno di THC, dato che quest’ultimo è la sostanza con “l’effetto drogante” di cui parla la legge.

Il CBD non ha proprietà psicoattive, quindi non comporta alcuna conseguenza legale, a prescindere dalla sua concentrazione. Se vuoi dormire sonni tranquilli, quindi, prima di acquistare un prodotto devi esaminarne i contenuti con la massima attenzione, e acquistarlo solo se non contiene THC.

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